Tutto è connesso. Il clima fuori e dentro di noi:

(lezione al Collegio Universitario Luigi Lucchini, Brescia, 10 Dicembre 2020)

 

Tutto è connesso: bisogna solo guardarsi intorno 

Voglio iniziare con una semplice affermazione: "tutto è connesso". Molti di voi penseranno: "certo che tutto è connesso!" Infatti, basta guardare fuori e vedere il lago, le montagne, i boschi, le nuvole, il sole, ma anche le strade e i paesi; è ovvio che tutte queste cose non sono lì, indipendenti, sconnesse l'una dall'altra. È ovvio, si sente che il mondo vivente e il mondo non vivente sono interconnessi e fanno parte di un unico sistema. Gli scienziati lo chiamano Sistema Terra. 

Tutto è connesso: scienza del Sistema Terra 

Negli ultimi 50 anni circa, la ricerca scientifica ha capito in dettaglio come funzionano queste interconnessioni. Un modo per spiegarle è parlare di come le sostanze chimiche si muovono tra le varie parti del sistema. Già alle elementari si parla del ciclo dell'acqua: come l'acqua evapora dall'oceano ed entra nell'atmosfera, dove si condensa in nuvole e pioggia in modo da poter bagnare le piante e nutrire gli animali, prima di correre di nuovo verso l'oceano. Il ciclo dell'acqua collega atmosfera, oceano, terra e vita sulla terra.

La seconda sostanza più importante per la vita è il carbonio. È presente come anidride carbonica (CO2) nell'atmosfera, da dove viene assorbita dalle piante e trasformata in materiale organico, che a sua volta fornisce cibo agli animali. Quando le piante e gli animali muoiono, i batteri trasformano quel materiale organico di nuovo in CO2, che rientra nell'atmosfera.

Allo stesso modo, esistono cicli per molte sostanze chimiche fondamentali per la vita, come per esempio l’azoto, lo zolfo e il potassio; questi cicli legano i diversi  componenti del Sistema Terra. Il ciclo della vita non è altro che tutti questi cicli che lavorano insieme. E, non dimentichiamolo, questi cicli sono messi in moto dal sole, che per esempio fa evaporare l'acqua dagli oceani e che, attraverso la fotosintesi, trasforma l'anidride carbonica in materia organica. 

Due modi per essere consapevoli 

Tutto è interconnesso: questo è ciò che possiamo sperimentare guardando fuori dalla finestra e questo è ciò che ci dice la ricerca scientifica. Ho trascorso la maggior parte della mia carriera scientifica investigando questi cicli. A volte tornavo a casa, magari da una conferenza, e dicevo alla mia famiglia: "È incredibile come tutto sia connesso!"; i miei familiari mi guardavano e dicevano: "Ma certo, noi lo sappiamo già da molto tempo!". Queste reazioni mi hanno insegnato che ci sono vari modi per prendere coscienza dell'interconnessione delle cose: quello razionale, quantitativo, scientifico e quello intuitivo, qualitativo ed emotivo; sono così arrivato a pensare che entrambi questi approcci siano importanti per costruire una consapevolezza, e che non dobbiamo necessariamente tenerli separati. Al contrario, dovremmo provare a combinarli, a collegarli. Questo è quello si cerca di fare al Museum of Anthropocene Technology

Tutto è connesso: è preoccupante 

Il fatto che tutto sia interconnesso è meraviglioso, ma anche preoccupante. Perché se noi, esseri umani, iniziamo a inquinare e causare danni in una parte del Sistema Terra, questi danni, a causa delle connessioni, possono facilmente estendersi ad altre parti del sistema.

I cambiamenti climatici e il COVID sono due ovvi esempi.

Noi umani scaviamo ed estraiamo carbone, petrolio, metano; li bruciamo per produrre energia da una parte e anidride carbonica dall'altra, che entra nell'atmosfera. Lo facciamo con una velocità tale che le piante non possono assorbire quella CO2 in eccesso, quindi l’anidride carbonica si accumula nell'atmosfera, provocando il riscaldamento globale e i cambiamenti climatici. Questi ultimi includono eventi estremi più frequenti, come ondate di freddo e ondate di caldo, inondazioni e siccità, incendi boschivi, raccolti falliti. Vediamo danni in tutte le parti del Sistema Terra, che inevitabilmente minacciano anche le nostre società umane.

Il secondo esempio è il COVID. Gli esseri umani continuano a prendere d’assalto ciò che resta del mondo naturale. Creiamo terreni agricoli nelle profondità delle foreste tropicali, catturiamo animali selvatici e li scambiamo come cibo o come trofei. In questo modo abbiamo aumentato le possibilità che i virus si trasferiscano dai loro ospiti non-umani agli esseri umani, nei quali fanno strage. I virus mostrano come siamo fondamentalmente collegati, attraverso il nostro materiale genetico, a tutta la vita. Ma ce ne siamo quasi dimenticati.  

Anche il cambiamento climatico e il COVID sono interconnessi. Il loro nesso fondamentale consiste proprio nel modo in cui ci comportiamo su questo nostro Pianeta: è il fatto che continuiamo a scavare, a estrarre minerali, a distruggere quello che rimane della natura  per soddisfare un modello di vita consumistico. Il nesso è la falsa narrativa sorta intorno questo modello, che ci racconta da ormai troppo tempo che possiamo fare tutto quello che vogliamo senza pagarne le conseguenze: viaggiare, mangiare, costruire, se come tutto ciò non avesse niente a che vedere con la natura.

Nella mia lingua, che è il fiammingo, si dice: "Wie het onderste wil uit de kan, krijgt het deksel op zijn neus": "A coloro che vogliono bere tutto dalla caffettiera, il coperchio cade sul naso".  Nel caso del COVID, il coperchio è caduto molto rapidamente: ci siamo spaventati e abbiamo reagito, e forse in giro di uno o due anni avremo tutto sotto controllo.  Nel caso del cambiamento climatico il coperchio sta cadendo lentamente, quindi non percepiamo lo stesso tipo di urgenza e non abbiamo paura, ma la tragedia è che, una volta che il coperchio sarà caduto sul nostro naso, rimarrà lì per generazioni. 

Tutto è connesso: è motivo di speranza 

L'interconnessione delle cose è preoccupante, ma è anche un motivo per rimanere fiduciosi. Perché anche le soluzioni sono interconnesse! Se ripristiniamo i danni in una delle parti del Sistema Terra, questi risultati possono estendersi anche ad altre parti. Se riduciamo i combustibili fossili, come carbone, petrolio e gas (e alla fine riusciamo a farne a meno), se lo facciamo qui a Milano - usando meno la nostra auto, riducendo il riscaldamento nelle nostre case, installando pannelli solari, ecc., riusciremo a migliorare la qualità dell'aria qui a Milano, e quindi la nostra salute. Nel contempo, però, contribuiremo anche a ridurre il riscaldamento globale e i danni causati dai cambiamenti climatici in tutto il mondo. Se sosteniamo la conservazione delle foreste – e qui c'è un legame con la nostra dieta, il consumo di carne – le aiutiamo ad assorbire CO2 dall'atmosfera e contrastiamo il riscaldamento globale; allo stesso tempo, riduciamo anche il rischio di diffusione di virus dall'ambiente naturale lle nostre società umane, sofisticate ma comunque vulnerabili. 

Cosa possiamo fare? Gli individui e la politica 

La domanda è sempre: che cosa possiamo fare? E qui voglio parlare di un altro tipo di connessione: quella tra azione individuale e azione collettiva.

Quando si parla di che cosa si può fare in merito al cambiamento climatico, spesso si sente dire che spetta a ciascuno di noi cambiare il nostro stile di vita: dipende dall'individuo. Ma si può facilmente calcolare, “ sul retro della busta” per così dire, che anche se tutti noi iniziassimo a vivere come monaci emetteremmo comunque troppa anidride carbonica, perché viviamo in una società con sistemi energetici, sistemi di trasporto e sistemi alimentari basati sull'uso di combustibili fossili e sulla distruzione delle foreste. Abbiamo quindi chiaramente bisogno di decisioni che provengano dai vertici del mondo politico e del mondo economico e finanziario (ai quali il mondo politico è strettamente collegato); queste decisioni devono indicare come utilizzare fondi pubblici e privati per compiere la grande transizione dall'uso dei combustibili fossili e dalla distruzione della natura aper esempio, alle fonti energetiche rinnovabili e al rispetto dell’ambiente naturale. 

Cosa possiamo fare? La società civile e politica 

Questi due livelli, il livello dell'individuo e il livello della politica, non sono separati, o almeno non dovrebbero essere separati. Sono collegati da quello che viene chiamato nella mia lingua: "het middenveld", il ‘centrocampo’. È un termine che viene dal calcio e spiega che se vuoi portare la palla dal fondo del campo in avanti e segnare un gol, hai bisogno di giocatori in mezzo al campo. Nel nostro contesto, il centrocampo è ciò che collega gli individui al processo decisionale politico. Il centrocampo è la società civile, l’amalgama di associazioni, scuole, piccole imprese, famiglie, amministrazioni locali, parlamenti, musei, luoghi d’incontro. Questa è la ‘piazza’ dove si svolge gran parte della vita di ciascuno di noi, e dove possiamo discutere i nostri desideri e le nostre preoccupazioni in vari modi, per poi passare i messaggi che riteniamo importanti al mondo della politica. Spetta poi ai politici ascoltarli, prenderne nota, e assumere decisioni per il bene di tutti. 

L'interconnessione tra individui, società civile e politica è una parte fondamentale della società umana, ma non deve essere data per scontata. Ad esempio, le discussioni che di solito si fanno nella società civile si stanno spostando sempre più sui social media, che offrono l'opportunità di raggiungere molte più persone, ma che creano anche il rischio di manipolare il discorso. Per esempio, certi argomenti possono essere resi complicati e confusi al punto tale che la gente si scoraggia e dice: "Beh, non mi interessa più, fai tu”. Lo stesso tipo di apatia può essere ottenuto semplificando eccessivamente un discorso, in modo che la gente dica: “Beh, sembra che tu abbia la soluzione, fai tu.” 

Non apriamo adesso una discussione sui social media, per capire se stiano rafforzando o indebolendo la società civile, ma è chiaro che l’indebolimento della società civile apre la porta al populismo, in cui i leader si rivolgono direttamente – con un brevissimo ‘tweet’ e spesso con false argomentazioni –  a noi individui, ai nostri desideri e paure, alle nostre viscere, con l'obiettivo di ottenere il nostro consenso senza un sano e critico dibattito pubblico.  

Cosa possiamo fare? Società civile e cultura 

La società civile non è solo il luogo in cui si svolge il dibattito politico, è anche il luogo in cui si crea e si vive la cultura. In effetti, la politica è solo una parte di quella cultura.

Che cos'è la cultura? È l’insieme di storie e teorie che raccontiamo a noi stessi per spiegare e giustificare come noi, in quanto gruppo umano, viviamo su questo pianeta. Sono convinto, insieme a molti altri, che per affrontare e risolvere i grandi problemi del nostro tempo – che si tratti di povertà, diseguaglianza o cambiamento climatico – abbiamo bisogno di un cambio culturale, vale a dire di modificare le narrazioni che parlano di noi stessi e del mondo che ci circonda.

L'ultima volta che abbiamo cambiato cultura nel mondo occidentale è stato durante il Rinascimento, quando siamo passati dal pensiero medievale a quello moderno: da una cultura in cui non vi era ancora separazione tra filosofia, scienza, religione, arte e magia a una cultura basata su una serie di dualismi: uomo/natura, soggetto/oggetto, scienza/arte. È soprattutto la narrazione che vede l'uomo come separato dalla natura che ha creato i maggiori problemi nella nostra cultura moderna. In molti casi gli esseri umani sono separati dalla natura nel senso che danno la natura per scontata. È solo ‘naturale’ che possiamo impadronirci del carbone, dei minerali o del legno presenti in natura, che possiamo utilizzarli nelle nostre attività e restituire alla natura i prodotti di scarto di quelle attività. La natura è stata vista per secoli come una risorsa infinita e come un cestino dei rifiuti infinito. Non ci siamo preoccupati per lei. Ora invece sappiamo, attraverso le nostre osservazioni scientifiche e altre, che la natura è finita e che le nostre attività cominciano a lasciare impronte su scala globale: riscaldamento globale, strati di microplastiche ovunque, radioattività, cemento, … La nostra tecnosfera non è scollegata dall’atmosfera, dalla biosfera e dalle altre sfere del Sistema Terra. Il cambiamento climatico celo fa vedere, e più brutalmente ancora il COVID.

È chiaro che dobbiamo andare oltre la nostra cultura moderna. Abbiamo bisogno di un secondo Rinascimento che ci porti dalla cultura moderna a qualcos'altro, che è ancora in divenire. 

Durante il primo Rinascimento, alcune persone collezionavano oggetti di ogni genere: i luoghi dove si raccoglievano le collezioni venivano chiamati "stanze delle meraviglie", e venivano usati per intrattenere i visitatori con cose strane e insolite, reali e fabbricate. Ma per alcuni queste raccolte erano anche strumenti per studiare la realtà, per separare ciò che era naturale da ciò che era artificiale, ciò che era oggettivo da ciò che era soggettivo. E così, queste collezioni hanno contribuito a segnare il passaggio dal pensiero medievale al pensiero moderno.

Questo è priorio quello che voglio fare con il mio piccolo museo: il Museum of Anthropocene Technology. Mettere insieme le cose del nostro tempo, studiarne le connessioni e discutere la situazione in cui ci troviamo e come vogliamo andare avanti.  

Il punto che desidero sottolineare è che la società civile è un elemento essenziale all'interno di una comunità sana, democratica e vivace. Quella società civile, tuttavia, è ora sotto l'attacco di vari tipi di populismi e di persone che chiaramente non vogliono che si sviluppino un pensiero critico e delle discussioni pubbliche in merito alle loro idee; guardacaso, queste persone non ritengono che la cultura sia particolarmente importante per operare scelte consapevoli. Per questo desidero anche focalizzare l’attenzione sul fatto che ci sono molti cambiamenti in atto nella nostra società che sono, credo, un problema per l'umanità tanto quanto il cambiamento climatico stesso. Si tratta di cambiamenti che spesso ci fanno sentire preoccupati, ansiosi, impotenti e soli. 

Questo ci porta al titolo di questo discorso: il clima fuori di noi e il clima dentro di noi. 

Il Clima dentro di noi 

Tutte le cose di cui abbiamo parlato finora – la natura, la società, il rapporti tra gli uomini e la natura, la lotta al degrado della natura e della società – appartengono al mondo esterno, quello che condividiamo. Ma ognuno di noi ha anche un mondo interno, che è vasto come quello esterno. Ci possiamo vagare senza fine, incontrando i nostri interessi, desideri, dubbi e paure. Possiamo anche perderci. È il mondo interno che plasma i nostri pensieri su ciò che è buono e cattivo, bello e brutto, e in cui risiedono le spiegazioni e le giustificazioni per quello che facciamo. Quel mondo interno è la nostra identità, se no la nostra personalità. Credo che nei dibattiti sul cambiamento climatico, o su qualsiasi altro problema collettivo, si potrebbe dire di più sulla connessione tra il  mondo esterno  e il mondo interno, che è particolare per ciascuno di noi. 

Vorrei parlare di questo, ma devo ammettere che non ne sarei capace perché non sono uno psicologo.. Però forse non è necessario parlare sempre in termini scientifici: possiamo anche avvicinarci alle cose in base alla nostra intuizione e ai nostri sentimenti. 

Quindi, sento che stare bene nel mondo esterno è fortemente connesso con il star bene con se stessi. Che prendersi cura del mondo esterno, dell'ambiente naturale e sociale, non è molto diverso dal prendersi cura di se stessi. Sento che, se il nostro ambiente è in difficoltà, è perché molti di noi hanno problemi con la loro identità. E attenzione, non dico questo perché mi sento totalmente a mio agio con me stesso, ma piuttosto per la ragione contraria. 

Non abbiamo aperto una discussione sugli effetti dei social media sulla società civile, e adesso non apriremo una discussione sugli effetti dei social media sulla nostra stessa sul nostro mondo interiore. Ma sento, e non sono solo, credo, che senza un minimo di personalità siamo molto vulnerabili alla falsa promessa della cultura moderna, che ci sussurra che possiamo continuare a produrre e consumare senza doverci preoccupare dell’ambiente naturale e sociale.  

Mi sembra che abbiamo davanti una doppia sfida: dobbiamo lavorare sul mondo esterno e sul mondo interno, sul clima fuori di noi e sul clima dentro di noi. Dopo molto anni, sono arrivato a credere che quando parliamo di questioni come il cambiamento climatico, o le pandemie, in modo ‘accademico’, dobbiamo allo stesso tempo trovare dei modi per capire ciò che veramente interessa al nostro pubblico, ciò che desidera o teme in relazione a queste problematiche.  Dobbiamo ancora capire come parlare in termini scientifici del clima fuori di noi e allo stesso tempo, all’interno della stessa lezione, anche del clima dentro di noi. È una doppia sfida, sì, ma forse può aiutare il fatto di rendersi conto che dentro e fuori non sono così separati come pensiamo, e che questa doppia sfida è in realtà una sfida sola. Ovviamente il mondo esterno, il nostro ambiente naturale e sociale, ha un effetto sulla nostra personalità ma allo stesso tempo partendo dalla propria personalità ognuno di noi plasma una piccola parte del mondo esterno. Quindi, se iniziamo ad affrontare e ‘curare’ un aspetto del problema, arriveremo automaticamente all'altro aspetto; infatti, non è rilevante da dove si inizia: possiamo cominciare creando un ambiente intorno a noi dove sentirci a casa, oppure cercando tranquillità e pace in noi stessi. Alla fine il risultato non cambia: un clima, in senso lato, migliore. 

Al Museo delle Tecnologie dell’Anthropocene ci sono due oggetti che aiutano a riflettere sui dualismi caratteristici della nostra cultura moderna. Il primo è un nastro a forma di anello (Cat. Nr. 73) che ha chiaramente un interno e un esterno: se muovi la mano sulla superficie interna, questa rimarrà confinata all'interno, e viceversa. Il secondo oggetto è l'anello di Mobius (Cat. Nr. 68), che è peculiare perché non ha né un interno né un esterno. Se muovi la mano su quella che pensi sia la superficie interna, dopo un po’ raggiungerai quello che sembra essere l'esterno senza avere mai staccato la mano dalla superficie. Quindi, il dentro diventa il fuori, il fuori diventa il dentro. È questo è il modo in cui potremmo affrontare i dualismi della nostra cultura moderna, che in realtà dualismi non sono. I due elementi dei cosiddetti dualismi si trasformano sempre l'uno nell'altro: gli esseri umani fanno parte della natura e la natura plasma gli esseri umani; l'estetica conduce a un'etica che può guidare di nuovo l'estetica. L'ambiente esterno influenza la nostra identità, e dalla nostra identità possiamo cominciare per plasmare quell'ambiente. Il clima fuori di noi e il clima dentro di noi: tutto è connesso.